Repubblica – Il calcio femminile, un bacino nascosto difficile da valorizzare

Quest’oggi, sull’edizione di Repubblica, è il calcio femminile a prendersi la scena. Come si legge nel pezzo a firma di Matteo Pinci, sono tanti i punti su cui si deve ancora lavorare nell’ottica di uno sviluppo concreto del movimento del calcio in rosa italiano. Nonostante la situazione sia migliorata con l’era Tavecchio, con crescita di numero di giocatrici e con l’obbligo da parte dei club maschili di Serie A di tesserare ogni anno 20 ragazze Under-12, il numero delle squadre femminili fra Serie A e B è di 54 unità, contro le 94 di otto anni fa. Perché? Al di là delle imposizioni provenienti dall’alto, evidentemente c’è più di qualcosa che non va. Ed è presto spiegato: “le grandi di Serie A potevano mettersi in regola anche con un ‘apparentamento’, ovvero rilevando società già esistenti, oppure stringendo accordi di licenza o con l’acquisizione di partecipazioni” si legge. Un modo, nemmeno troppo velato, di aggirare la norma, con la Lazio che, addirittura non in regola, può beneficiare di una deroga per aver rilevato l’omonimo club in rosa.

In questo senso, però, l’esempio lampante ed eloquente è quello della Fiorentina, che ha creato la società Women’s, con presidente Sandro Mencucci: l’esempio toscano ha portato l’importante opportunità alle tesserate di allenarsi con continuità, assistite dallo stesso staff tecnico della squadra maschile e con le stesse strutture a disposizione, elemento d’élite in un mondo in cui con infortuni seri si chiude la carriera anche in giovane età. Insieme al Brescia, inoltre, la Fiorentina è il club con il maggior budget, circa 500.000 euro.
Ancora, la FIGC ha introdotto un innalzamento dei contributi per le Nazionali pari a 2,4 milioni, con l’introduzione di due nuove sperimentazioni – che hanno portato a 5 le categorie – ovvero Under 15 e Under 23. L’intento è ben preciso: evitare la piaga dell’abbandono, frequente nel calcio femminile all’età di circa 20 anni. La direzione presa è semplice e precisa: i due campionati di A e B composti da 12 formazioni, con quattro gironi a completare l’Interregionale. Sarà questa la giusta linea da adottare per il futuro del calcio in rosa? Forse. Quel che resta e che è, purtroppo, sotto gli occhi di tutti: strutture spesso inadeguate, appannaggio di società maschili che ‘lasciano’ solo le briciole alle femminili, con spogliatoi non dedicati, per non parlare di compensi tutt’altro che congrui ai sacrifici. Insomma, se i primi passi sono stati mossi, il cammino è ancora tutto in salita.

Post Correlati

Leave a Comment