L’Intervista – Serena Ceci: “E’ Siena il mio ricordo più bello legato al calcio”

Una carriera ancora giovane. Ma consacrata al calcio. Serena Ceci è nata nel 1993. Il 2 luglio. Una data che a Siena ha un significato profondo. E’ il giorno in cui tutta la città si ferma. Il giorno del Palio. Era dunque destino che in questa splendida e particolare località, Serena scrivesse pagine indelebili della sua storia e di quella dello sport cittadino. Per poi ricominciare, togliersi altre soddisfazioni. Scrivere altri pezzi di storia. A San Miniato, in Serie A. Ed oggi a Pisa.

Serena, com’è cominciata la tua storia d’amore con il calcio?

Alle elementari. Sono venuti per un progetto due istruttori della Virtus Poggibonsi, scuola calcio a pochi chilometri da Colle di Val d’Elsa, dove vivevo. E’ stato amore a prima vista. Con la Virtus ho raggiunto le prime grandi soddisfazioni, sono diventata persino capitano di una squadra di maschi…

E da lì è partito tutto. A Siena sei divenuta subito protagonista.

Sì. A 14 anni, non potendo più giocare coi maschi, ero stata aggregata alla squadra primavera del Siena Calcio Femminile, con cui avevo ben figurato e realizzato molte reti. Quando mi fu comunicato, a 14 anni da poco compiuti, che avrei esordito con le grandi in Serie B, ero la persona più felice del mondo. Ho giocato sì e no venti minuti, ma è stato bellissimo. Una emozione unica.

Dopo due settimane, addirittura il primo gol fra i cadetti…

Lo ricorderò per sempre. Era uno scontro diretto per non retrocedere, stavamo pareggiando. Mancava poco alla fine, mi trovai nel posto giusto al momento giusto. Credo di non aver neanche visto la palla entrare, ricordo soltanto di essermi ritrovata con l’intera squadra addosso!

L’anno successivo, la convocazione nello Stage dell’Under 17 a Lignano Sabbiadoro. Che esperienza è stata?

Fantastica. Indimenticabile. Una grande soddisfazione personale. Ho avuto la possibilità di allenarmi agli ordini di Enrico Sbardella e di giocare con le migliori giovani d’Italia. Alcune di loro sono ancora oggi in Nazionale. Penso che sia stata una grande fortuna. Per molte ragazze che praticano calcio questo è il sogno di una vita. Ed io l’ho vissuto.

Com’è stato arrivare, a 20 anni, in Serie A?

Senz’altro bello. Anche se con alcune squadre prendevamo valanghe di reti, mi sono misurata con squadre di livello assoluto, calciatrici di cui fino ad allora avevo solo sentito parlare. E’ stato importante affrontarle, osservare come giocano. Sono esperienze che non capitano a tutti. Anche se marcare la Gabbiadini è stata una impresa notevole… (ride)

E cosa fa Serena adesso?

Lavoro. Perché purtroppo noi donne, nella stragrande maggioranza dei casi, non possiamo permetterci di dedicare la nostra vita al calcio. Ed a 22 anni bisogna cominciare a pensare a guadagnarsi da vivere. Ma non poteva essere un addio. Così, quando il lavoro me lo permette, mi alleno e gioco a Pisa. E’ Serie C, l’impegno non è così gravoso, e mi permette di conciliare il dovere ed il piacere.

Impressioni presenti e ambizioni future?

Sono soddisfatta, il gruppo è buono e le ragazze sono tutte valide. L’allenatrice crede molto in noi, ed ha obiettivi ambiziosi. Io, personalmente, cerco di dare il meglio di me e di finire al meglio la stagione. Poi, in futuro, si vedrà…il futuro, del resto, è tutto da
scrivere!

Ma c’è un ricordo, in particolare, che porti sempre con te?

Beh, direi che non si tratta di un momento in particolare. Ma un’emozione. Un filo invisibile, che ci legava tutte, in quei bellissimi anni di Siena. Eravamo molto di più che una squadra. Porto ancora tutto dentro: le risate, le soddisfazioni, i traguardi che abbiamo raggiunto. Insieme. La sensazione insostituibile di scendere in campo, quando l’unica cosa che importava era vincere, e lo si faceva tutte unite l’una con l’altra. Tutto quello che sono stati gli anni a Siena sono, senza dubbio, il mio più bel ricordo legato al calcio.

A cura di Mickey Balducci

 

Post Correlati

Leave a Comment