Esclusiva Dnp | Stefano Pigolotti: “Bragonzi predestinata, Girelli perfezionista”

Nel mondo del calcio femminile, sempre più vicino al professionismo, diverse atlete si appoggiano a figure professionali per farsi aiutare nella loro carriera. Tra queste c’è Stefano Pigolotti, che con la struttura di “In The Box” segue direttamente diverse top player affermate Cristiana Girelli e Barbara Bonansea, giovani dal futuro assicurato come Agnese Bonfantini, Asia Bragonzi e Melissa Bellucci e tante altre in rampa di lancio, alcune delle quali militano già in serie A. La redazione di donnenelpallone.com ha raggiunto telefonicamente Stefano Pigolotti per un’intervista.

Nell’estate 2022 le calciatrici di serie A saranno probabilmente riconosciute come professioniste: come reputi questo traguardo che si sta per raggiungere, ma solo tra un paio d’anni?
“Sicuramente lo definisco una vera e propria conquista dettata soprattutto dal fatto che le calciatrici italiane hanno saputo coinvolgere e attrarre sempre più fan con le loro abilità sportive e, altresì, hanno saputo esprimere la richiesta di riconoscimento dei loro diritti, abbinando determinazione e delicatezza. Mi spiego meglio, la cosa che più mi ha piacevolmente stupito è che stanno ottenendo questo meritato riconoscimento non perché abbiano ‘urlato’ la loro pretesa, ma l’hanno espressa attraverso quello che a loro riesce meglio: giocare bene a calcio”.

Con l’introduzione del professionismo verrà ovviamente anche inserita ufficialmente la figura del procuratore. Come interpreterete questo ruolo?
“A oggi ‘In The Box’ è una struttura che sostiene le ragazze nella loro crescita atletica, mentale e anche nella gestione amministrativa della loro attività sportiva. Siamo un insieme di professionisti orientati a un obiettivo comune: permettere alle ragazze di evolvere e di esprimersi al meglio attraverso la loro passione, il calcio. Gli scenari futuri ci impongono di essere sempre più preparati e orientati anche a gestioni di mediazione che a oggi sviluppiamo nei rapporti con i team al di fuori dei nostri confini nazionali”.

Nei Paesi esteri le calciatrici sono tranquillamente riconosciute come calciatrici professioniste: come affrontate le trattative di mercato, sapendo che alcune offerte verso le calciatrici italiane possano considerarsi “irrinunciabili”?
“Poter seguire calciatrici di grande levatura sia a livello nazionale che internazionale ci ha messo in condizione di interloquire con importati club europei e intercontinentali. E non nego che nel recente passato abbiamo ricevuto importanti offerte che ovviamente hanno generato stimoli: il nostro approccio è sempre orientato a soddisfare gli interessi delle nostre atlete e, di conseguenza, osserviamo attentamente non solo i vantaggi economici e reputazionali che un’offerta ‘irrinunciabile’ potrebbe innescare ma, per nostra stessa natura, valutiamo insieme alla giocatrice l’impatto che la nuova avventura potrebbe avere nel suo percorso di crescita sportiva e umana. E comunque, l’ultima parola, la decisione finale spetta sempre all’atleta e noi la consideriamo come la variabile più importante di qualsiasi eventuale trattativa”.

Sei una delle figure più rappresentative di In The Box: che rapporto si è creato con le calciatrici? Come giudichi la loro crescita dentro e fuori dal campo?
“La mia attività nell’ambito del calcio femminile è nata come mental coach e ancora oggi, pur aggiungendo molti altri servizi di supporto alle ragazze, sviluppo prevalentemente tale attività. E devo dire che ogni volta che ho la possibilità e la fortuna di confrontarmi con le nostre eccezionali atlete, è più ciò che imparo da loro rispetto a quello che trasmetto. L’attività di coaching è un’attività che sviluppo anche in altri ambiti, ma sono molto onesto quando dico che il confronto con le giocatrici è sicuramente quello che più mi stimola e mi appaga. In loro c’è grande dedizione, voglia di fare, ma non vi è alcuna traccia di arrivismo o prevaricazione. Probabilmente non dico nulla di nuovo, perché per notare questo è sufficiente guardare una qualsiasi partita di calcio femminile.

Quale futuro prevedi per le giocatrici sotto contratto con In The Box? E come pensi possa progredire il futuro del calcio femminile italiano?
“Come ho detto in precedenza, la nostra struttura non segue le logiche esasperate di un mercato (per altro ancora acerbo) che punti esclusivamente al riconoscimento economico. Il nostro focus è orientato alla crescita dell’atleta. Nell’ultimo periodo, anche grazie al contributo di ottimi collaboratori, abbiamo esteso la nostra attività di sostegno anche a giocatrici più giovani e, soprattutto in questo caso, diventa fondamentale orientare la nostra attività a supporto della loro crescita. Il futuro del calcio femminile in Italia credo che sia orientato a una fase evolutiva molto importante, anche se credo che non si debba vivere di proclami e attività simboliche, ma entrare molto più nell’espressione pratica di ciò che vuol dire professionismo in ambito calcistico. Ho notato che il desiderio e l’espressione della sana pretesa delle calciatrici viene recepito abbastanza bene da molte società calcistiche e, anche a livello politico, si sta facendo molto per orientare questa crescita, ma ho la sensazione che a livello federale si debbano rompere gli indugi e sostenere con forza e senso pratico una crescita che avrà la sua sfida più importante nella sostenibilità economica di tale evoluzione. Ho la percezione, comunque, che tali argomenti siano molto condivisi tra le parti maggiormente esposte in questi delicati passaggi e ho una sensazione molto positiva rispetto all’ottenimento della dignità e del prestigio che queste ragazze meritano”.

Recentemente, Asia Bragonzi ha vinto il premio “Golden Girl 2020”, e Cristiana Girelli ha centrato il record di gol segnati consecutivamente a inizio campionato ed è stata inserita nella lista delle migliori venticinque giocatrici al mondo da “Goal”. Come valuti la loro progressione in questi anni?
“Per quanto riguarda Asia posso dire che la reputo una predestinata. Non tanto per l’evidenza della sua progressione sportiva, che credo sia sotto gli occhi di tutti gli addetti ai lavori e di tutti i tifosi, ma perché in lei si annidano leggerezza e determinazione. Fa quello che le piace con grande serenità, non teme il sacrificio e riesce sempre a fondersi (e non solo ad adattarsi) a ogni nuova situazione, accettando qualsiasi tipo di sfida. Nel suo caso si può proprio dire che il destino è nelle sue mani. In merito a Cristiana, credo che io non possa proprio dire nulla di più di ciò che i suoi numeri, la sua forza, la sua capacità di coinvolgere, esprimano. È un talento ormai consolidato ma, volendo aggiungere una sfumatura, posso certificare che tra le sue doti vi è la fame costante: il non sentirsi mai arrivata, il ricercare costantemente il meglio e, soprattutto, quando qualche ciambella non le riesce con il buco, mette in discussione se stessa e non ricerca colpevoli al di fuori della sua prestazione. Ecco, credo che questa sia la dote che permetterà a Cristiana di rimanere sulla cresta dell’onda ancora per parecchio tempo”.

Lino Basso

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