Serie A | Napoli Femminile, presentato reclamo per la sconfitta a tavolino con l’Inter

Il Napoli Femminile ha presentato reclamo alla Corte Sportiva d’Appello Nazionale avverso la decisione del giudice sportivo di infliggere la sconfitta a tavolino nell’incontro contro l’Inter valevole per la quarta giornata del campionato di serie A. I motivi della punizione erano ben due: l’assenza del medico sociale in distinta e la presenza di sole dieci calciatrici formate in Italia, una in meno del numero minimo consentito. L’avvocato della società partenopea Riccardo Guarino ha spiegato che chi ha commesso l’errore tecnico è l’arbitro in quanto non avrebbe dovuto far iniziare la gara. Questo è senza alcun dubbio vero ma purtroppo per le azzurre c’è un precedente simile nello scorso campionato Primavera, posto anch’esso sotto l’egida diretta della Figc e le cui decisioni sono prese dallo stesso giudice sportivo, Sergio Lauro: nella gara tra Pink Bari e Roma Cf del 10 novembre 2019 non era presente l’autoambulanza, obbligatoria alla pari del medico sociale. Il giudice sportivo condannò la società pugliese alla sconfitta a tavolino perché, sebbene l’arbitro avesse commesso un errore facendo iniziare la partita, da regolamento la gara non si sarebbe dovuta disputare ma la società di casa deve essere considerata rinunciataria (e di conseguenza punita con la sconfitta per 0-3). In quel caso le padrone di casa vinsero il reclamo in quanto l’ambulanza era effettivamente presente e mantennero pertanto il 3-1 maturato sul campo. Questo avvenne però soltanto perché l’ambulanza era effettivamente presente e fu un errore nella compilazione del referto da parte del direttore di gara. Il Tavagnacco, infatti, non fu altrettanto fortunato in serie A e per l’assenza dell’ambulanza si vide inflitta la sconfitta a tavolino contro la Fiorentina (gara persa comunque sul campo per 0-1) e il reclamo servì solo a eliminare l’ammenda di 5000 euro e a restituire il punto tolto per penalizzazione (correttamente non inflitto alla società campana) ma non il risultato più penalizzante. Per quanto riguarda la mancata presenza del numero minimo di giocatrici formate in Italia in distinta, invece, il Napoli Femminile spiega come siano state impiegate in campo solo sei calciatrici non formate nella nazione e che questo fatto non dovrebbe comportare la sconfitta a tavolino. In realtà le giocatrici non formate in Italia schierate nella gara con l’Inter furono sette, ovvero le titolari Pérez, Huchet, Galabadaarachchi, Hjohlman e Chatzīnikolaou e le subentrate Beil e Martínez. Il regolamento parla però di almeno undici calciatrici presenti in distinta formate in Italia, non di quante siano state impiegate in campo. La presenza in panchina di Mainguy, Dalton e Kubassova porta a dieci il numero di calciatrici non formate. Essendo venti il numero massimo di convocate, e avendo il Napoli Femminile utilizzato tutti i posti in panchina, viene da sé che siano solo dieci le calciatrici formate presenti in distinta (Di Marino, Di Criscio, Oliviero, Errico, Nocchi, Cafferata, Groff, Nencioni, Risina ed El Bastali). La società campana chiede in primis la ripetizione della gara o, in alternativa, l’omologazione del risultato maturato sul campo (1-1). Alla luce dei precedenti e della doppia ingenuità commessa, basti pensare che il medico, come documentato dalle foto, era regolarmente inserito in panchina ma inserito in un ruolo differente, è difficile prevedere un accoglimento del ricorso. Il Napoli Femminile, giustamente, ci spera e farà di tutto per riconquistare il punto che aveva guadagnato sul campo.

Federico Scarso

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