Esclusiva Dnp | Vicepres. Tavagnacco: “Retrocessione? Qualcuno ha fatto i suoi interessi. Sarà una lunga estate”

Una retrocessione arrivata a tavolino e non sul campo, decretata ieri con il Consiglio Federale della Figc. Il Tavagnacco, società storica del nostro panorama femminile, lascia la Serie A e scende in Serie B. Un verdetto arrivato in maniera quantomeno amara: le gialloblu si trovavano a 10 punti in classifica, uno in meno del Bari, conquistati in 16 partite, con penultimo posto in graduatoria (QUI LA CLASSIFICA FINALE). Non ci sarà la possibilità di riprendere il campionato né di disputare eventuali playout e l’algoritmo ha penalizzato proprio le friulane, ma da Udine non ci stanno e il Vicepresidente Domenico Bonanni ai nostri microfoni si dice quantomeno sorpreso della decisione. Ecco le sue parole in esclusiva a Donnenelpallone.com:

Come avete preso la retrocessione?
“È stata un’enorme sorpresa, viso he la Figc stava facendo veramente di tutto per chiudere il campionato sul campo e per far disputare plaoff e play-out. La cosa fondamentale era che si allontanavano le date delle gare ed aumentavano le settimane di allenamento, misura importante anche contro il rischio infortuni. Sarebbero state solo due partite a squadra per concludere la stagione”.

Era davvero insostenibile a livello economico una ripartenza?
“Assolutamente no, la Figc ha fatto proposte ragionevoli a fronte di un protocollo gradualmente alleggerito. Erano disponibili 50.000 euro, sarebbero anche stati anticipati il 50% dei ricavi team. Quei soldi, con tamponi comprati dalla Federazione e laboratori scelti appositamente per ripartire, sarebbero stati un ottimo percorso per concludere il campionato. Con playoff e playout sarebbe stato ancora meglio, vista la possibile utilizzazione della struttura di Coverciano, una sola andata in una struttura super-protetta a fine luglio e con tutti i costi a loro carico. Credo che le pressioni dell’Aic abbiano spinto in un’altra direzione”.

La posizione del Tavagnacco qual era?
“Assolutamente quella di terminare il campionato sul campo. Noi in assemblea del 4 giugno siamo stati fra coloro che si sono schierati per la ripartenza. Stessa posizione anche per concludere con playoff e playout”.

Ci dobbiamo aspettare un ricorso?
“Non lo posso confermare. Dico solo che all’89’ della gara di Empoli avevamo scavalcato il Bari e raggiunto il Verona, avremmo potuto giocarcela. Se uno guarda com’è andata e fotografa la classifica, si capisce subito chi era contrario a ripartire… Penso che sarà una lunga estate, anche se per noi la sarà a prescindere: cambierà la struttura di squadra e mi chiedo quali delle nostre ragazze che avevano deciso di votare per non giocare avrebbero pensato di finire in serie B”.

Il percorso verso il professionismo subisce un’ulteriore battuta d’arresto?
“Abbiamo chiesto un protocollo uguale ai maschi e lo abbiamo ottenuto. Ora i maschi si stanno preparando per giocare, chi non aveva risorse ha chiesto aiuto ed è arrivato, è una sciocchezza dire che c’è chi ha preso poco e chi tanto. Al professionismo si andava incontro attraverso il decreto Cura Italia, non riesco a capire. Siamo passati dal voler essere professionisti al ‘abbiamo paura di farci male e quindi non giochiamo’. Siamo andati avanti per slogan o comunicati”.

Federico Gennarelli

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