Esclusiva Dnp | Melisa Hasanbegović: “L’Italia è forte, ma vogliamo provarci”

La Nazionale Italiana affronterà la Bosnia ed Erzegovina a domicilio il 22 settembre, cinque giorni dopo la sfida interna con Israele. La formazione di Milena Bertolini vuole vincere entrambe le sfide valevoli per le qualificazioni al prossimo Europeo, rinviato al 2022, per presentarsi a punteggio pieno nel doppio confronto contro la Danimarca. Tra le fila bosniache milita Melisa Hasanbegović, difensore centrale classe ’95 che ha già affrontato nella sua carriera, oltre al massimo campionato bosniaco, quelli norvegese, svedese, ceco e ungherese, dove sta giocando attualmente nel Ferencvárosi. Calciatrice molto fisica e con una buona esperienza internazionale, dopo essere stata capitano delle selezioni Under 17 e 19 è ora la vice di Milena Nikolić. La giocatrice, in esclusiva a donnenelpallone.com, racconta le proprie ambizioni con uno sguardo alla sfida contro le azzurre.

Il calcio bosniaco, sia a livello maschile che femminile, pur non essendo di primissimo livello è in fase di crescita. Quanto credi possa ancora migliorare?
“Sicuramente in Bosnia a livello calcistico non siamo avanti come in Italia o in altri Paesi europei ma stiamo facendo molto bene sia dal punto di vista maschile che femminile. Gli uomini nel 2014 sono volati in Brasile al Mondiale, prima e unica grande competizione a cui abbiamo preso parte nella nostra storia. Fu un risultato storico e tutto il Paese fu felice per quel grande traguardo raggiunto. Noi come squadra femminile stiamo facendo molto bene, abbiamo finora quindici punti nel girone di qualificazione ai prossimi Europei, record di sempre, e possiamo ancora migliorarlo mancandoci ancora tre partite”.

Credete di poter volare in Inghilterra?
“Attualmente siamo terze nel girone, davanti abbiamo squadre importanti come Italia e Danimarca, che si devono sfidare tra di loro due volte. Dobbiamo ancora affrontare gli incontri casalinghi con entrambe le formazioni e speriamo di essere aiutate dal nostro pubblico. Il fattore campo può ancora farci sognare: dobbiamo vincere almeno una delle due partite e ottenere tre punti obbligatori contro la Georgia. Siamo una squadra giovane, credo molto nel futuro della mia Nazionale. Conosciamo le danesi e le italiane e sappiamo che sono due ottime squadre, a cui portiamo il massimo rispetto come a tutte le altre. Non ci regaleranno niente perché loro vogliono entrambe la qualificazione diretta. Noi però ci vogliamo provare perché l’Inghilterra per noi può essere la prima volta come lo è stata per i ragazzi in Brasile. Nel calcio tutto è possibile”.

Nella sfida d’andata contro le azzurre ti ha sorpreso qualcuna?
“Fu una partita molto difficile, perdemmo 2-0 ma giocammo secondo me bene e non sfigurammo contro una grandissima squadra. Sicuramente giocando difensore centrale posso dire che tutte le attaccanti avversarie scese in campo sono davvero forti, ma su tutte mi ha sorpreso Cristiana Girelli. In quell’occasione giocò una partita davvero impressionante. Inoltre a centrocampo mi impressionò Manuela Giugliano, che costruiva le manovre offensive in maniera impeccabile. Furono proprio le autrici dei due gol azzurri. Tutte le calciatrici della Nazionale Italiana sono comunque molto forti e fare dei singoli nomi non è facile”.

Nella tua carriera hai giocato in diversi Paesi: Bosnia ed Erzegovina, Svezia, Norvegia, Repubblica Ceca e Ungheria. Quali sono le principali differenze tra questi campionati?
“I campionati nordici sono di altissimo livello e rispetto alle altre tre nazioni, dove ci sono poche squadre che si giocano i primi posti e le altre partite hanno un esito abbastanza scontato, in Svezia e Norvegia non ci sono partite facili. Con il Kvarnsvedens e il Grand Bodø ho disputato due campionati molto difficili che mi hanno aiutata a crescere. In patria prima con l’Sfk 2000 Sarajevo avevo debuttato in Champions League, una bellissima esperienza, ma aver vinto gli ultimi diciassette campionati fa capire che il torneo non è competitivo. Dopo l’avventura nel nord Europa sono così andata prima allo Slavia Praga, in cui ricordo molto bene la partita contro il Bayern Monaco, e ora al Ferencvárosi”.

Il campionato ungherese è professionistico, quello italiano no. Cosa pensi a riguardo?
“La serie A italiana ha un livello superiore rispetto al massimo campionato ungherese, anche se è una competizione dilettantistica. Il calcio ungherese deve crescere ancora perché nonostante il professionismo ci sono diversi club che fanno fatica a pagare gli stipendi alle calciatrici. Il Ferencvárosi, fortunatamente, non è tra questi e ha una società solida alle spalle. È un peccato che il campionato italiano sia dilettantistico, spero davvero ci possa presto essere la svolta e che le calciatrici italiane possano essere considerate professioniste perché sono forti e lo meritano”.

Dopo la pausa forzata per l’emergenza dovuta al coronavirus, il campionato ungherese ripartirà. Come è la tua squadra in classifica e quali sono le ambizioni?
“Mancano ancora poche partite per concludere la stagione e al momento siamo prime. Il nostro obiettivo è quello di qualificarci per la prossima Champions League nuovamente. Dovremo disputare due o tre partite per ottenere il pass, ma il titolo nazionale non verrà assegnato, così come non ci saranno retrocessioni e promozioni. Ho ancora un anno di contratto e voglio onorarlo, sperando di giocare in Europa con il Ferencvárosi anche la prossima stagione”.

Federico Scarso

Foto: Sport 1.

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