New York Times, il reportage della contesa tra la Nazionale Statunitense femminile e la U.S. Soccer

Il New York Times, in merito alla contesa economica tra la Nazionale Statunitense femminile e la U.S. Soccer, ha reso noto un reportage con tanto di numeri analizzati e avvenimenti passati che hanno portato all’attuale situazione di rottura. Di seguito, il documento tradotto in italiano:

INCHIESTA: Non è tutt’oro quello che luccica

La Nazionale di Calcio Femminile Statunitense. La più forte al mondo. Composta da giocatrici che hanno migliaia di fan e sono ammirate a livello planetario. L’immagine di un calcio femminile vincente e di successo. Ma, forse, la nostra visione romantica del “soccer rosa” negli States non è poi interamente veritiera.

Una realtà ben diversa – Negli ultimi giorni, infatti, le migliori calciatrici del globo hanno citato in giudizio l’U.S. Soccer, organo dirigente che gestisce il calcio in U.S.A. e distribuisce i compensi agli atleti chiamati a rappresentare la nazione nelle competizioni calcistiche internazionali. La ragione? “I numeri parlano da soli. – afferma Hope Solo, il miglior portiere del globo, nonché estremo difensore della nazionale femminile americana – Siamo le migliori, abbiamo vinto tre Coppe del Mondo e quattro medaglie d’oro olimpiche. Ma gli uomini, solamente scendendo in campo, ottengono compensi migliori di quelli da noi ricevuti in occasione di successi intercontinentali”. Sì, perché il palmarès delle donne è zeppo di riconoscimenti: oltre alle tre Coppe del Mondo e alle quattro Olimpiadi succitate trovano infatti posto sette Concacaf Gold Cup (equivalenti ai nostri Europei) sulle nove disputate, nonché dieci prestigiose Algarve Cup, metà di quelle a cui la nazionale a stelle e strisce ha partecipato. D’altra parte, il medagliere dei colleghi maschi non appare così brillante: gli unici successi sono le cinque Concacaf Gold Cup. Il miglior piazzamento a livello mondiale è un bronzo ai Mondiali di calcio, ma risale addirittura alla prima edizione della Coppa Rimet, quella del 1930. A tutto ciò si aggiunga che, mentre le donne hanno guidato per lunghi tratti, e guidano a tutt’ora, il Ranking Fifa, la selezione maschile naviga attualmente al 34° posto. Alla protesta di Solo si sono unite le calciatrici più rappresentative della squadra: i capitani Carli Lloyd e Becky Sauerbrunn, la punta Alex Morgan e l’esterno Megan Rapinoe. Dura è stata la replica della U.S. Soccer, che in una conferenza organizzata per l’occasione ha spiegato le sue ragioni: secondo alcuni dati raccolti dalla federazione, le gare della nazionale maschile registrano pubblico ed incassi più che doppi rispetto a quelle della loro controparte femminile, mentre i ricavi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi non sono neppure comparabili, tanto è maggiore quello della selezione degli uomini. L’accento è stato quindi posto sul fatto che è grazie agli ingenti investimenti federali che il calcio femminile è cresciuto, fino ad essere incluso nel programma olimpico, e che i suoi investimenti permettono a qualche fortunata top-player di fruire di stipendi di tutto rispetto. Insomma, una visione che non smentisce le differenze di trattamento, ma è volta più che altro a “giustificarle” facendo leva sul minore appeal del calcio al femminile.

“I numeri parlano chiaro” – Il premio previsto per la partecipazione di una calciatrice ad una gara della nazionale, ad esempio, è di 3.600 $, cui si aggiungono 1.350 $ in caso di vittoria. Gli uomini, con la sola presenza, guadagnano 5.000 $, cui vanno sommati sino ad oltre 8.000 $ in caso di vittoria. Per quanto riguarda i premi per le prestazioni in Coppa del Mondo, una vittoria nel torneo femminile vale 75.000 $, mentre un ipotetico successo per gli uomini è quotato 390.000 $, 260.000 $ in caso di finale persa (che, per le donne, vale 32.500 $). Prendendo infine in considerazione le venti amichevoli annuali che ogni anno vengono organizzate dagli organi federali, il premio massimo previsto per le donne a fronte di 20 successi su 20 gare disputate (99.000 $) è comunque inferiore a quello minimo previsto per i maschi, in caso di 20 sconfitte su 20, che ammonta a 100.000 $. Queste le differenze più palesi, in un contesto dove tutto per le donne è proporzionalmente inferiore, dai premi di sponsorizzazione ai rimborsi spese per le partite. D’altra parte, puntualizzano le cinque calciatrici, i report economici della federazione dimostrano che la nazionale femminile a stelle e strisce è stato il principale motore economico della U.S. Soccer, pur guadagnando meno della metà della sua controparte maschile. La trionfale spedizione ai Mondiali del Canada, infatti, ha registrato ascolti televisivi record: in particolare, la finale contro il Giappone è stata seguita da 24,5 milioni di persone su FOX, record assoluto per una gara di calcio, maschile o femminile, negli Stati Uniti. Il tour celebrativo che l’ha seguita non è stato da meno, riempiendo in ogni ordine di posto gli impianti che hanno ospitato le nove gare giocate. Un guadagno, stima l’avvocato delle calciatrici Jeffrey Kessler, di oltre 16 milioni di dollari nel solo anno 2015. Per la federazione, quanto accaduto nel 2015 non può fare testo, poiché si è trattato di un’annata di enorme successo per le donne, che hanno vinto un mondiale, a fronte di un programma relativamente scarno per gli uomini, che hanno disputato solo qualche match di qualificazione alla Gold Cup e qualche gara amichevole. Tuttavia, non è la prima volta che questo accade: nel 1999, quando gli States vinsero il loro primo mondiale, la nazionale femminile di calcio divenne un modello in cui lo sport femminile americano poteva replicare con continuità i successi che gli uomini riscuotevano in svariate discipline. Mia Hamm divenne il calciatore più famoso d’America, ed anche allora incassi ed audience registrarono numeri da capogiro. “Siamo state pazienti per tutto questo tempo, nella speranza che la federazione potesse fare la cosa giusta e ricompensarci adeguatamente” afferma Carli Lloyd, miglior calciatrice dell’ultimo Mondiale in Canada. Le firmatarie della petizione sono soltanto cinque al momento, ma esse asseriscono però di rappresentare l’intera selezione a stelle e strisce.

Una partita a scacchi – Ma questa è solo l’ultima mossa, in un crescente clima di tensione fra la Federazione e la Nazionale Femminile degli Stati Uniti, che è la super favorita per il successo finale anche ai prossimi giochi olimpici di Rio de Janeiro, previsti in agosto. Nei mesi scorsi, infatti, più volte vi erano state lamentele da parte delle calciatrici riguardo compensi, condizioni di lavoro e di viaggio, ed addirittura sistemazioni in alberghi non adeguate. Il punto di rottura era già stato sfiorato in estate, quando la decima tappa del tour celebrativo per la vittoria della Coppa del Mondo, alle Hawaii, non fu disputata per il rifiuto delle giocatrici statunitensi a scendere in campo. Il terreno di gioco prescelto dalla federazione, infatti, era un sintetico di vecchia generazione che presentava vistosi segni di decadimento, giocare era un rischio che le statunitensi non furono disposte a correre. Due mesi dopo fu l’U.S. Soccer a citare in giudizio, di fronte alla Corte Federale, l’unione delle calciatrici dei team nazionali, per presunte irregolarità nel contratto di accordo globale di negoziazione. In merito all’ultima disputa, l’organo federale si difende, sostenendo che al contrario degli uomini, il cui sistema di compensi si basa sui premi partita, le donne dispongono un salario di base. Inoltre, il consigliere Russell Sauer evidenzia che nel contratto stipulato con le calciatrici sono presenti provvigioni, come liquidazioni, indennizzi per infortuni, salute e maternità, non disponibili per gli uomini. “La realtà – prosegue Sauer – è che le calciatrici stanno criticando una struttura più conservativa, basata sul compenso garantito e non sul «gioca e sei pagato», che loro stesse hanno richiesto, trattato ed approvato non una, ma ben due volte”. Oltretutto, evidenzia la federazione, la disparità dei premi economici relativi alla Coppa del Mondo è un fatto che riguarda la FIFA, organo dirigente del calcio mondiale, non dipende affatto da strategie interne dell’U.S. Soccer. U.S. Soccer che conclude il suo intervento mostrando una proiezione di investimenti per l’anno 2016, che prevede un budget di 2,3 milioni di dollari per un tour celebrativo di dieci gare, a seguito di un eventuale successo ai giochi olimpici, già stanziato per le donne del soccer. Ma chissà se questo basterà a fermare un grido di protesta, partito sì dagli Stati Uniti, ma che è stato ormai fatto proprio da calciatrici sparse in tutti e cinque i continenti.

 

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