Esclusiva Dnp | Masia: “A e B, serve soluzione in fretta. Rischi? Ci sono, ma non si torna indietro”

Una lunga carriera da calciatrice, terminata nel 2016. Anzi no, perché Gioia Masia ha scelto di giocare ancora e adesso milita nel campionato di Eccellenza, vestendo la maglia del Cross Roads Formello. Un presente che però non la distoglie dal suo lavoro anche fuori dal rettangolo verde, visto il suo impegno nell’Associazione Italiana Calciatori. La redazione di Donnenelpallone.com l’ha raggiunta in esclusiva per una fotografia del calcio in rosa durante la pandemia da Covid-19, che ha – inevitabilmente – fermato anche la stagione delle ragazze in rosa.

La serie A al maschile valuta di riprendere e finire il campionato, si può dire lo stesso del femminile?
“L’idea dell’Assocalciatori è di riprendere anche il campionato femminile, parallelamente al maschile. Si parla naturalmente solo della serie A, con formazioni come Juventus, Inter, Fiorentina, Roma, Milan che hanno società maschili che le sostengono e possono seguire il protocollo. Le difficoltà, però, ci saranno anche qui: club come Tavagnacco, Bari, Orobica ma non solo andranno incontro a spese enormi. Anche solo sanificare una zona come un impianto sportivo può influire tantissimo sui conti”.

Quindi per le serie inferiori si va incontro a una stagione che non finirà?
“Ci sono società come Lazio e Napoli che hanno investito molto per puntare alla promozione, non si può far finta che la stagione non sia esistita sia in termini di promozioni che di retrocessioni. Andrà trovata una soluzione per le classifiche: non dipende naturalmente tutto dall’Aic, che deve confrontarsi con Figc e Lnd. Una soluzione potrebbe essere quella di non far retrocedere nessuno dalla prima serie e magari allargare il numero delle partecipanti in A con chi è in grado di uniformarsi al protocollo redatto”.

C’è un rischio di un’estate passata in tribunale dunque?
“Se non sarà trovata una soluzione è possibile. Accontentare tutti è complicato, per ovvi motivi: saranno mesi in cui o si riuscirà a finire i campionati oppure assisteremo a molti ricorsi, tenendo conto che poi dovrà iniziare la stagione successiva e non si può portarsi dietro gli strascichi della precedente”.

Il contraccolpo economico dato dalla pandemia potrebbe avere anche conseguenze irreversibili su qualche club di A?
“Dopo lo scorso mondiale, il calcio femminile in Italia ha raggiunto un livello importante, con una base di partenza sempre più solida. Le ragazze della serie A vengono riconosciute dai tifosi, hanno acquisito uno status importante. Sento dire spesso che si rischia di tornare indietro di trent’anni: questo non lo credo possibile vista l’identità che il movimento ha raggiunto. Certo, alcune società avranno qualche rischio, ma quando tutto potrà ripartire non penso si potrà tornare indietro”.

La volontà delle calciatrici è quindi quella di concludere sul campo. Ci sono i margini per trattative legate al taglio degli stipendi anche al femminile?
“Tagliare gli stipendi alle calciatrici è quasi impossibile. Il discorso al femminile è differente, non so che tipo di accordo verrà trovato nelle singole società, ma per loro non è possibile. Juve, Fiorentina e le affiliate ai club maschili saranno in grado di corrispondere le intere mensilità, mentre ad esempio il Napoli, una realtà di una categoria inferiore e indipendente, ha intavolato un discorso di questo genere con le proprie tesserate”.

Venendo agli altri temi: giusto il rinvio degli Europei al 2022?
“Ci sta, perché non ci sono altre soluzioni e fare diversamente era complicato. Con un calendario così fitto ci sono già tante competizioni importanti ravvicinate. Mettiamola così: avremo tempo per prepararci al meglio”.

La situazione che stiamo vivendo va anche a inficiare quel percorso legato allo status professionistico delle calciatrici in Italia?
“Il calcio femminile in Italia è sempre stato molto indietro rispetto agli altri Paesi, anche se prima della pandemia eravamo arrivati a un buon punto. Si parla di tutele, garanzie, è un discorso ampio: il professionismo è un traguardo da raggiungere, ma già l’aver trovato una popolarità e una visibilità importanti dopo il mondiale è indice che dobbiamo avere pazienza e non pensare di avere tutto e subito. Tutto il movimento sta finalmente vedendo la luce in fondo al tunnel: è importante ponderare ogni step passo per passo e se necessario anche rallentare un attimo. È meglio piuttosto impiegare tre anni anziché uno ma arrivare a un punto da cui non si torna indietro”.

Federico Gennarelli

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