Mondiali | Brescia, siamo qui. Anche grazie a te

Sarà ovunque. In panchina, nella testa di Bertolini. In porta, nelle mani di Marchitelli. In difesa, nelle gambe di Boattin, Linari, Fusetti e Gama. A centrocampo, nel cuore di Bergamaschi, Bonansea, Cernoia, Giugliano, Rosucci e Serturini. In attacco, nei goal di Giacinti, Girelli, Tarenzi e Sabatino. Quanto Brescia in una sola Nazionale, storica a prescindere – vittorie o non – perché tornata al Mondiale dopo vent’anni, fatti di troppo buio intorno per poter realmente emergere, ma forti di una luce di chi ci ha creduto sempre e comunque, con pochi soldi e scarsa visibilità, ma con un cuore grande di chi alla fine vince sempre.

E non c’è esempio migliore del Brescia, quello di Giuseppe Cesari, che dal 2013 al 2017 è stato protagonista di un ciclo positivo che lo ha portato a prendersi tutta la scena del calcio giocato dalle donne piazzando nelle proprie bacheche due scudetti, tre coppe italia e quattro supercoppe. Che nessuno potrà mai toccare. Perché la storia, almeno quella, non si tocca. “Quando ho iniziato – spiega il presidente del club – non mi sarei mai aspettato certi numeri, figuriamoci di avere oggi 15 ragazze su 23 convocate in Nazionale per il Mondiale in Francia. Più l’allenatrice. Però posso dire, senza dubbio, che in questa crescita (ora sotto gli occhi di tutti, ndr) io, così come tanti altri presidenti di società dilettantistiche, ci abbiamo sempre creduto. Sempre. La passione che ci abbiamo messo noi, le società professionistiche non ce la mettono”.

Se oggi siamo ai Mondiali, se godiamo di questa clamorosa visibilità, tra giornali, televisioni e sponsor tanto interessati, quindi, i primi meriti vanno ai pionieri, a chi ha traghettato quelli che ora sono i top club di A consegnando i propri titoli a chi ha gli strumenti tecnici (e soprattutto il portafoglio) per poter raggiungere il meglio, a chi persevera restando nel suo “piccolo”, a chi avrebbe voluto e non ha mai potuto, ma non si è perso nulla del calcio femminile, né una premiazione con due cartelli messi in croce nel campo, né una partita con una decina di persone in tribuna, poche ma felici.

“Le ragazze le sento, e non faccio altro che caricarle – racconta Cesari – Non devono dire ci proviamo, ma crederci. Riuscirci. È vero, il gap con le altre nazionali c’è ancora, ma si è ridotto molto. Non siamo secondi a nessuno, nemmeno a chi come la Germania ha bacini diversi dal nostro. Se abbiamo fatto un buon lavoro in questo periodo i risultati arrivano”.

Rispetto per tutti, paura di nessuno. Potrebbe essere questa la sintesi del pensiero di Giuseppe Cesari: “Chi deve temere l’Italia nel suo girone? Sulla carta si può dire tanto, ma è il campo che dà i risultati. Passeranno due per ogni raggruppamento più le quattro migliori terze. Siamo obbligati a passare”.

Conterà molto la determinazione del tecnico Milena Bertolini, una che per certe occasioni sa il fatto suo: “Ha i pro e i contro come tutti. L’allenatore perfetto non esiste. Lei rende tranquille le sue giocatrici, nei momenti di tensione che si possono vivere in situazioni come l’esordio al Mondiale il suo è un approccio positivo. Riesce a forgiarle, a renderle convinte dei propri mezzi”, continua il presidente del Brescia, che sottolinea quello che si può confermare uno dei tratti distintivi di questa Nazionale, arrivata fino in Francia proprio grazie a chi ha saputo temprarne il carattere.

Il lato umano sì, il lato umano. “È quello che manca alle squadre professionistiche, che nel rapporto con le calciatrici peccano un po’ in questo”, conclude Cesari, che definisce la vendita del titolo al Milan “un passaggio obbligato”, e si conferma (giustamente) già a lavoro con lo staff societario per predisporre un Brescia (ora in Eccellenza) all’altezza del primo posto in classifica, consapevole di dover tornare in alto con il primo step che sarà la promozione in serie C. «Il primo nuovo tassello sarà Simone Bragantini», prelevato dal Mozzecane.

Giulia Di Camillo

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