ESCLUSIVA DNP – Lello Di Camillo: “Servirebbe una Federazione più attenta, resto per ripartire dalla B”

Tempo di bilanci per il campionato di Serie A. Tempo di tirare le somme a poco più di una settimana dal sipario ormai calato sull’annata 2016/’17. A esultare certamente la Fiorentina, con il Brescia a seguirla in Champions, mentre alle spalle di un San Zaccaria rimasto nella massima serie all’ultimo tuffo, ci sono un Como, un Chieti, un Luserna e una Jesina che tornano in Serie B. Ben tre neo-promosse su quattro, dunque, non sono riuscite a reggere l’urto del nuovo palcoscenico. I motivi sono molteplici e vanno dalla differenza qualitativa degli avversari allo ‘spezzatino’ delle gare, con molte pause dovute agli impegni della Nazionale. In esclusiva per Donnenelpallone.com, in particolare, abbiamo ascoltato il parere a freddo di Lello Di Camillo, tecnico del Chieti, che già al termine dell’ultimo match di Regular Season contro la Jesina aveva detto la sua sull’organizzazione del calendario e sulle problematiche relative al calcio femminile.

Ha un po’ smaltito la delusione a qualche giorno di distanza per una retrocessione arrivata dopo una stagione che doveva andare diversamente? 

Sicuramente poteva andare diversamente, ma dobbiamo accettare il verdetto del campo che ci dice di andare in B. Dobbiamo fare tesoro di quello che abbiamo imparato e ripartire“.

Secondo lei c’è stato un fattore che vi è mancato in questa stagione? Il Chieti non giocava male…

Se guardiamo l’aspetto tecnico-tattico sapevamo che anche avendo rinforzato la squadra con qualche elemento di esperienza sarebbero serviti almeno altri due innesti per completare l’organico, un laterale sinistro e un attaccante. Siamo partiti con queste defezioni e gli esperimenti non ci hanno portato buona sorte. Qualche infortunio non ci ha aiutato sicuramente, ma anche il gruppo non si è cementato bene. Venivamo da una stagione in cui la vittoria è stata costruita sulla coesione di squadra, ma quest’anno non è stata così solida ed è stato un errore che non va ripetuto. Mettiamoci anche qualche decisione arbitrale negativa e qualche colpo di sfortuna e il gioco è fatto“.

Al termine dell’ultima gara contro la Jesina ha denunciato un’organizzazione dei campionati rivedibile, ci racconta cosa è successo esattamente alla sua squadra?

C’è stato uno stop forzato dei campionati non previsto e scorretto da parte della Federazione. Parlo del mese di dicembre, in cui noi avevamo cinque squadre dietro in classifica e ci sono state doppie convocazioni, ovvero alle squadre che avevano una sola convocazione ne è stata fatta un’altra per far rinviare la partita. Non mi arrabbio tanto per questo, ma perché a gennaio sono stati fissati tutti i recuperi: in Abruzzo fra terremoto e neve ci sono state tante situazioni particolari e di disagio per noi e non siamo riusciti ad allenarci in condizioni ottimali. La Federazione ci ha imposto ugualmente quattro partite in 10 giorni, fra cui tre scontri diretti, che hanno messo a nudo tutte le nostre situazioni di difficoltà e hanno fatto subentrare anche un po’ di tensione negativa che abbiamo poi accusato fino in fondo“.

Un campionato del genere a 12 squadre e che si snoda in molti mesi come può essere migliorato?

Noi spesso e volentieri segnaliamo e portiamo le nostre considerazioni ma non abbiamo risposta. Non si può pretendere dalle Società che fanno molti sacrifici per trasferte lunghe di imporre un campionato che va dai primi di settembre – e che iniziano a prepararsi da agosto – fino a maggio, perché non occorrono 10 mesi per concludere un campionato. Ci sono troppe interruzioni, anche di un mese. Un’idea potrebbe essere quella di andare da ottobre ad aprile. Inoltre, anche il regolamento delle retrocessioni è molto severo: 4 squadre tornano in B e per le neo-promosse è un’impresa titanica. Oltretutto, quest’anno abbiamo pagato un altro cambiamento in corso: lo stacco per la disputa o meno dei play-out era di 10 punti, mentre è stato portato a 7, come se non bastasse a stagione già in corso. A volte viene la voglia di lasciare un po’ perdere tutto, perché altre squadre sono più avvantaggiate: noi abbiamo almeno 10 trasferte da 1400 chilometri andata/ritorno. Quello che mi rammarica di più è stato che la Federazione sarebbe dovuta essere più attenta alla nostra situazione fra gennaio e febbraio, fermo restando la nostra retrocessione maturata sul campo“.

Retrocessione che però la farà rimanere sulla panchina teatina? Per il mercato avete già cominciato a parlare con la Società?

Sì, è l’unica certezza al momento. Abbiamo disputato già le prime riunioni per capire se c’è la possibilità o meno di ripartire dallo zoccolo duro della Società, a partire dal Presidente. Appurato questo, ci sono stati episodi un po’ negativi, perché in 5 anni ho costruito qualcosa di grande in questa Società ma nella stagione passata non ho potuto allenare nelle condizioni migliori, anche a causa della poca serietà di qualcuno che era in squadra. Del mercato al momento non ne parliamo assolutamente perché a Chieti quest’anno giocherà soltanto chi ha voglia di onorare la maglia. Non serve guardare indietro, il mercato inizierà ad agosto: io sto lavorando bene nel settore giovanile, ma voglio inserire in Prima Squadra tante ragazzine giovani per farle crescere. Poi vedremo come si ripartirà“.

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